Anche la mia vita (non) scherza


Grazie. Buongiorno anche a te.

Io lo immagino il pendolare che tutte le mattine passa sotto a quel cartello per andare al lavoro ...... lunedì mattina, sei in ritardo, non hai dormito, il caffè era freddo, ti sei messa la prima cosa che hai trovato nell'armadio e non sei sicura che i calzini siano dello stesso colore ...... e questo cartello lì ti ricorda che la tua vita è uno scherzo. Grazie, cartello, non me n'ero accorta, credevo di vivere un sogno di felicità e prosperità tra le bollette del gas e la riunione delle nove.

La cosa bella è che è un cartello vero, piantato lì con i bulloni, mica un bigliettino appiccicato da un buontempone ...... qualcuno ha preso un trapano, una scala, si è arrampicato e l'ha fissato al palo con la stessa cura con cui il comune installa il segnale di divieto di sosta. C'è dedizione dietro a questo cartello. C'è passione. C'è probabilmente anche un lunedì mattina particolarmente brutto che ha spinto qualcuno a dire "adesso basta, il mondo deve sapere".

A me mi piace perchè in fondo ...... ha ragione. La vita è uno scherzo. È uno scherzo quando fai la fila alla posta per quaranta minuti e quando è il tuo turno lo sportello chiude. È uno scherzo quando compri l'ombrello nuovo e da quel giorno non piove più per tre settimane. È uno scherzo quando finalmente trovi le scarpe perfette, nel colore perfetto, della marca perfetta, al prezzo perfetto ...... e non hanno il tuo numero. Se questa non è una barzelletta cosmica io non so cosa sia.

Il problema è il tono ...... cioè "la tua vita è uno scherzo" detto così, su un cartello giallo, sembra quasi una minaccia, o un insulto, o la frase che ti dice il navigatore quando sbagli strada per la quarta volta consecutiva e lui ha perso la pazienza ...... "ricalcolo ...... ricalcolo ...... la tua vita è uno scherzo ...... gira a destra".

Però se ci pensate è anche liberatorio ...... nel senso che se la tua vita è uno scherzo almeno puoi riderci su, no? È come quando va tutto storto e a un certo punto ti fermi e dici "vabbè" ...... quel "vabbè" lì, quel sospiro rassegnato che noi italiani abbiamo elevato a filosofia di vita. Non è cinismo, è sopravvivenza. È guardare il cartello giallo, annuire e dire "sì lo so, e adesso fammi passare che sono in ritardo e il caffè era freddo e i calzini non sono uguali ma io vado avanti lo stesso" ......!!!!!

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