mercoledì, ottobre 28, 2009

Bologna

La seconda cosa che viene in mente quando si pensa a Bologna sono sicuramente i tortellini.

A partire dal XVI secolo i tortellini erano già una nota specialità bolognese. Ma qual è la vera ricetta? Il padre delle moderne ricette dei tortellini è il gastronomo romagnolo Pellegrino Artusi che ne aveva appreso la preparazione da un noto fabbricante bolognese di tortellini, il Brianti. La ricetta tipica, selezionata dalla delegazione bolognese dell'Accademia italiana della cucina e della 'Dotta confraternita del tortellino', è stata depositata il 7 dicembre del 1974, con atto notarile, presso la Camera di Commercio di Bologna.

Bologna, la città dei portici
La città ha tanti portici quanti nessun'altra al mondo: trentacinque chilometri. Goethe ne parla nel suo 'Viaggio in Italia': "Sul far della sera mi sono finalmente appartato da questa antica città veneranda e dotta, da tutta questa folla che, sotto i suoi portici sparsi quasi per tutte le vie, può andare e venire al riparo dal sole e dalla pioggia...". Stendhal, invece, ha un'idea singolare: "Bologna presenta un aspetto deserto e tetro avendo portici sui due lati di tutte le strade. I portici dovrebbero essere da un solo lato come a Modena. Così sarà Parigi fra duecento anni....".

Bologna, la città delle torri
L'immagine più vistosamente antica di Bologna è data dalle torri. Nel primo Medioevo erano l'elemento principale delle fortificazioni. Molte torri a Bologna furono innalzate nei secoli XII e XIII dalle famiglie gentilizie delle due fazioni cittadine, i Geremei e i Lambertazzi, per combattersi tra loro. Ad un certo punto, alcune torri vennero costruite in consorzio, con impegni reciproci per conservarle e gettare ponti da torre a torre. Ma se uno dei comproprietari veniva punito, gli si demoliva una fetta di torre. Le due famose sono l'Asinelli e la Garisenda, pare costruite al principio del XII secolo come torri vedetta. Dapprima la Garisenda, il cui terreno cedette (oggi la torre è ancora pendente e un verso di Dante Alighieri è riportato su un lato: invita ad alzare il naso "sotto il chinato"), e poi l'Asinelli per sostituirla. Alta 97,20 metri, essa fu probabilmente iniziata nel 1109 e terminata nel 1119 da Gherardo Asinelli, nobile di parte ghibellina. Ma c'è chi sostiene che essa trae nome da una donna, Asenella, o da "torre snella...l'Asenella".

mercoledì, ottobre 21, 2009

Le sorgenti delle terme di Montecatini


In epoche diverse sono state scoperte ben venticinque sorgenti, alcune delle quali avevano nomi curiosi: di Papo, del Cipollo, dell'Olivo, della Fortuna, del Masso, della Speranza, del Villino, Savi, Gabbrielli, Scannavini, Lazzerini, Martinelli. Una si chiamò dell'Angiolo, non per ragioni soprannaturali, ma perché era stato un fattore, 1'Angiolo appunto, che l'aveva scoperta.
In molti casi si trattava di acque, aventi caratteristiche e composizioni quasi identiche che venivano poste in commercio dalle due società Regie Terme e Nuove Terme o, direttamente, da privati.
Le due società furono unificate, per l'impegno e la volontà del senatore professor Grocco, nel 1911, e fatto divieto d'uso ai privati. Abbandonate le sorgenti similari, oggi se ne sfruttano cinque tipiche: due deboli, la Rinfresco e la Tettuccio; una media, la Regina; due forti, la Torretta ed il Tamerici. Queste acque si usano per la bibita e curano le affezioni del fegato e delle vie biliari, dell'apparato digerente e del ricambio. Le acque Giulia e Leopoldina, invece, si usano solo per i bagni ed il cratere Grocco per la macerazione del fango termale. La loro azione si associa alle cure idropiniche ed è stimolante e risolvente.

mercoledì, ottobre 14, 2009

Curiosità di Milano


Il porto di Milano
La Darsena venne costruita nel 1603 dal governatore spagnolo conte di Fuentes, ma solo con i lavori del 1920 prese l'aspetto attuale. Dalla Darsena defluiscono il Naviglio pavese e il Ticinello e confluiscono il Naviglio Grande e l'Olona, oggi coperto.
Questa zona veniva popolarmente definita "il porto di Milano" per il gran numero di chiatte che trasportavano i marmi per la costruzione del Duomo e merci in generale. I navigli contribuirono non poco allo sviluppo del commercio e dell'economia cittadina. Oggi naturalmente i navigli hanno perso la funzione di mezzo di trasporto ma regalano ancora un angolo suggestivo ai visitatori.

Gli stamegni
Nel tristissimo periodo della dominazione spagnola Milano era una città povera e malsana. Le strade erano un dedalo di vicoli piccoli, bui e maleodoranti spesso dominio incontrastato di briganti. In quel periodo le finestre delle povere case della gente comune non avevano i vetri ma dei luridi cenci per chiudere i vani, detti appunto stamegni. Soltanto a partire dal 1775 molti di questi furono sostituiti da vetri, quando gli spagnoli erano ormai un ricordo e Milano era sotto il controllo dell'Austria.

La fabbrica del Duomo
La costruzione di quello che è oggi il Duomo di Milano fu iniziata nel 1386 da Gian Galeazzo Visconti e terminata in epoca napoleonica. Il progetto della costruzione nei secoli subì innumerevoli variazioni e le fasi di costruzione coinvolsero parte della città: i marmi destinati alla costruzione partivano dal Lago Maggiore e lungo i navigli attraversano la città e venivano trasportati al cantiere. Nel linguaggio popolare la fabbrica del duomo indica un lavoro destinato a subire infinite modifiche e a non terminare mai.

A ufo
I marmi destinati alla costruzione del Duomo partivano da Candoglia, sul Lago Maggiore, e venivano trasportate fino a Milano con delle chiatte che navigavano lungo il Ticino e quindi i navigli. Questi marmi portavano impressa la sigla AUF (ad usum fabricae) e questa espressione prese ad indicare nel linguaggio popolare tutti i lavori non pagati.

Il traffico
Le prime notizie di ingorghi e problemi legati al traffico nella città di Milano risalgono addirittura al terzo secolo, quando l'Imperatore romano d'Occidente, Massimiano, scelse la città come luogo di residenza provocando una brusca accelerazione nella crescita di Mediolanum, quanto a importanza strategica e commerciale.

La Bicocca
La Bicocca degli Arcimboldi è un edificio ancora oggi visibile e particolarmente apprezzabile, anche grazie ai recenti valori di ristrutturazione. In Francia la Bicocca gode una triste fama e ancora oggi l'espressione "c'est une Bicoque" significa "è una disfatta"; per capire le origini di questa espressione bisogna risalire al 27 aprile 1522 quando, proprio alla Bicocca, le truppe francesi, svizzere e veneziane furono sconfitte dagli eserciti della Lega capitanati da Prospero Colonna.

Can de la Bisà
Espressione antica di un dialetto in via di estinzione, tradotta letteralmente dal milanese significa "cane della Biscia" e si riferisce allo stemma dei Visconti, un serpente che divora un bambino. L'appellativo viene usato nei confronti di potenti e prepotenti "intoccabili" e ricorda il periodo in cui i mastini di casa Visconti (che portavano al collo lo stemma) venivano lasciati liberi per la città; chiunque tentava di opporsi o reagire, anche per difesa personale, era passibile di pene e sanzioni.

I coriandoli
I pezzetti di carta e cartoncino colorato che si usano per festeggiare il carnevale furono inventati dal milanese Enrico Mangili. In origine dai carri in parata venivano lanciati confetti ricoperti di semi di coriandolo. Data la natura goliardica della festa, i confetti furono presto sostituiti con più economici pezzetti di gesso, addirittura con piccoli oggetti contundenti; fu a questo punto che il Mangili pensò di fermare questa pericolosa tradizione introducento i dischetti che si ottenevano bucando le lettiere di carta dei bachi da seta.

I "ghisa"
Le recenti amministrazioni comunali hanno affiancato degli ausiliari ai vigili urbani, nel tentativo di dare un ordine al sempre più caotico e disordinato traffico cittadino, ma per i Milanese il vigile urbano è "il ghisa", con il suo berretto tipico a forma di panettone. Osservati sempre con un misto di simpatia e di timore, i ghisa affrontano ogni giorno la loro faticosa battaglia dirigendo il traffico tumultuoso e dando contravvenzioni per divieto di sosta.

La nebbia
Fisicamente la nebbia è un fenomeno atmosferico prodotto dalla concentrazione dell'umidità dell'area nella zona dell'atmosfera più vicina al suolo ma per chi si trova a viaggiare in inverno nel centro-nord della penisola la nebbia è un nemico da combattere.
A Milano la nebbia è un fenomeno in progressiva diminuzione e la sua scomparsa è dovuta alla crescente urbanizzazione e quindi all'aumento della temperatura e dell'inquinamento all'interno della città. Dalla fine degli anni cinquanta è sempre più raro incappare in una nebbia tale da non trovare il portone di casa; per trovarla bisogna ormai spostarsi nell'estrema periferia o nell'interland milanese o meglio ancora sulle congestionatissime tangenziali.

mercoledì, ottobre 07, 2009

Marito interista

Sapete cosa c'è di peggio di avere un marito interista in questo periodo? Avere un marito interista e compiere 40 anni!