Il calciobalilla

Ci sono suoni che appartengono all’estate: le cicale, le onde, le biciclette sul brecciolino… e la pallina del calciobalilla che sbatte contro la sponda con quel tac! secco e inconfondibile. Per me, l’estate inizia quando sento quel suono.

Il calciobalilla era (è) molto più di un gioco: era una questione di onore, di riflessi, di coordinazione e, diciamolo, di urla. Non servivano regole scritte: si imparava guardando gli altri, gridando “giro vietato!” o “pallina dentro!” come se si stesse difendendo la democrazia.

Ricordo ancora le partite interminabili nei bar della riviera, con il ghiaccio che si scioglieva nei bicchieri di aranciata e le mani che odoravano di ferro e sale. C’erano sempre i due “campioni del lido”, quelli che si prendevano troppo sul serio, e noi altri che ridevamo e ci passavamo la pallina come se fosse un gesto d’amicizia.

E il bello era che bastava un gettone. Uno solo. E per dieci minuti diventavi una squadra, un rumore, un piccolo mondo felice che girava tutto intorno a una pallina bianca impazzita.


Oggi ci sono i videogiochi con le grafiche perfette e le telecronache virtuali, ma nessuna di quelle partite digitali avrà mai lo stesso sapore di una pallina lanciata male e finita sotto il bancone. Il calciobalilla aveva la polvere, il caso, il sudore, la risata. Era imperfetto. E forse è per questo che era bellissimo.

A volte, quando passo davanti a un bar e sento ancora quel *tac! tac! tac!*, mi viene da sorridere. Perché per un attimo, anche solo uno, sento che tutto è ancora possibile: un’estate, una partita, e una pallina che torna in campo.

A me mi piace… ancora.
Alla prossima puntata.
⚽🎯🌞

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