C’è un momento preciso, ogni anno, in cui capisci che la primavera è davvero alle porte: non quando sbocciano i fiori o allungano le giornate, ma quando apri la scarpiera e ti guardano, sconsolati, gli stivali. È il loro modo di dire: “Ci rivediamo a novembre, signora”.
E lì comincia il rito del cambio di stagione. Un rito antico, un po’ faticoso e un po’ terapeutico: togli la polvere, sistemi le scatole, provi un sandalo con ancora addosso i calzettoni (per pura curiosità scientifica), e pensi che forse quest’anno potresti fare pulizia. Certo. Poi però trovi quel paio di ballerine color corallo che avevi quasi dimenticato e pensi: *no, dai, queste le tengo ancora*.
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| Image by angelsharum from Pixabay |
Le ballerine sono il simbolo della me primaverile: leggere, comode, vagamente ottimiste. Mi illudo che basti metterle ai piedi per sentirmi più agile, più giovane, più organizzata. Poi mi ricordo che ho la spesa da fare, la lavatrice da svuotare e un cliente che ha appena chiesto “una revisione SEO entro domani mattina”. Eppure, anche così, con tutto addosso, le ballerine fanno miracoli: sdrammatizzano la vita, come un sorriso quando sei in ritardo.
Gli stivali invece, poverini, si ritirano in letargo. Li ripulisco, li lucido, li accarezzo quasi con tenerezza. Sono i miei compagni dell’inverno: hanno affrontato pioggia, neve e umidità, hanno ascoltato i miei sbuffi e i miei “basta, non ce la faccio più”, e ora meritano il riposo del giusto. Li sistemo nelle scatole come si fa con gli amici che sai che torneranno.
Il bello delle scarpe è che raccontano il tempo senza bisogno di calendario. Le ballerine dicono “ricominciamo”, gli stivali “resistiamo”, le infradito “rilassati”. E forse è per questo che, anche se ogni anno prometto di semplificare, finisco sempre con l’avere scarpe per ogni stagione dell’umore.
Scarpe, sempre loro.
Alla prossima puntata.
🌷👢👡

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