Le scarpe sbagliate: storie di errori, vesciche e dignità perdute

Ci sono giorni in cui scegli le scarpe sbagliate, e non te ne accorgi subito. All’inizio sembrano perfette: eleganti, giuste, pure un po’ nuove. Poi dopo venti minuti di cammino ti rendi conto che sono un’arma di distruzione podologica, ma ormai sei troppo lontana da casa per tornare indietro.

Le scarpe sbagliate sono una metafora perfetta della vita adulta. Sembrano una buona idea finché non ci sei dentro. E anche quando capisci che ti stanno facendo male, vai avanti lo stesso — perché “ormai le ho messe”, perché “è tardi”, perché “cosa penseranno se torno a cambiarmi?”.

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Io ho una collezione di scarpe sbagliate che meriterebbe un museo: sandali assassini che ho indossato solo una volta (ma che erano troppo belli per lasciarli in negozio), stivaletti rigidi come l’etica protestante, ballerine che sembravano comode e invece no. E il bello è che ogni volta mi riprometto “mai più”. Poi passo davanti a una vetrina, vedo un paio che mi sorride e zac! — ci ricasco come se fosse la prima volta.

C’è però un lato tenero nelle scarpe sbagliate: ti ricordano che, per quanto tu possa crescere, resti sempre un po’ quella che crede che l’amore — o almeno un paio di sandali dorati — possa non far male. E invece sì, fa male. Ma ci torneresti comunque.


La verità è che le scarpe giuste spesso non sono le più belle. Sono quelle che puoi tenere addosso tutto il giorno senza pensarci. E, nella vita, vale uguale: certe cose ti fanno male solo perché ti ostini a tenerle anche quando dovresti già esserti tolta i tacchi e messa le ciabatte.

Scarpe, sempre loro.
Alla prossima puntata.
👠🩹

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