I fuseaux

Sì, lo so: oggi li chiamano *leggings*, li vendono con nomi altisonanti e li abbinano a stivaletti e blazer. Ma per me resteranno sempre e solo fuseaux. Con la staffa sotto il piede, la maglia lunga sopra e quel vago senso di invincibilità che solo l’elastan degli anni ’80 sapeva dare.

I fuseaux erano pratici, comodi e, diciamolo, un po’ ridicoli. Eppure ci facevano sentire moderne, sportive, quasi internazionali. Li mettevamo per andare a scuola, per fare ginnastica, per uscire il sabato pomeriggio con le amiche. E se la staffa sotto il piede si rompeva, nessun dramma: si girava dentro e si tirava avanti fino alla primavera.

Fuseaux

Ricordo ancora i modelli più gettonati: neri (classici), blu elettrico (coraggiosi), fucsia (per chi non temeva nulla, neanche i commenti del vicino di banco). Si portavano con i calzettoni arricciati e le felpe con le scritte americane, tipo “California Gym” o “Dance Fever”, anche se la cosa più atletica che facevamo era correre a prendere l’autobus.

E poi c’erano i fuseaux in acetato lucido, quelli che frusciavano a ogni passo — impossibile passare inosservate. Li adoravo e li odiavo allo stesso tempo. Mi facevano sudare come in una sauna, ma avevano quel non so che di “moderno” che oggi cerchiamo in mille app.


Adesso i leggings sono ovunque: più tecnici, più sottili, più costosi. Eppure, ogni volta che ne infilo un paio, mi torna in mente la me adolescente che si sistemava la staffa sotto il piede e si sentiva pronta al mondo. Forse meno in forma, ma molto più autentica.

Perché in fondo, tra un fuseaux e un leggings, c’è la stessa differenza che c’è tra gli anni ’80 e oggi: meno filtri, più colore, e tanta voglia di muoversi anche senza un vero motivo.

A me mi piace… ancora.
Alla prossima puntata.
👖💃🏻

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