L’idea, sulla carta, è geniale: niente code, niente carrelli impazziti, niente signore che ti tagliano la strada davanti al banco dei formaggi. Tu navighi, clicchi, paghi, e voilà — la spesa arriva a casa come per magia. Solo che la magia, come si sa, ha sempre il trucco.
Perché fare la spesa online è un po’ come scrivere una lettera a Babbo Natale: chiedi tre cose e ne arrivano due, una sbagliata. Ti serve un chilo di mele? Ti consegnano una mela sola, ma enorme. Vuoi il latte parzialmente scremato? Ti ritrovi quello di capra al kefir con la scritta “benessere attivo”.
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| Image by justynafaliszek from Pixabay |
E poi c’è l’ineffabile categoria dei “prodotti sostitutivi”. In teoria è un servizio: se manca quello che hai ordinato, ti mandano qualcosa di simile. In pratica, chiedi spaghetti e ricevi penne integrali al farro. E il sistema, tutto soddisfatto, ti scrive “abbiamo trovato per te un’alternativa”. Già, ma alternativa a cosa? Alla felicità?
Senza contare la parte logistica: l’orario di consegna “tra le 9 e le 18”. Che, tradotto, significa: resta a casa tutto il giorno, magari il camion arriva alle 19.05, quando sei scesa a buttare l’immondizia.
Eppure, ogni volta ci ricasco. Perché l’idea di non dover affrontare il parcheggio del supermercato di sabato pomeriggio è troppo allettante. Solo che poi mi arriva un sacchetto con tre banane troppo verdi, un pacco di biscotti che non ricordo di aver scelto e la certezza che forse il vecchio carrello di ferro, quello con la ruota storta, non era poi così male.
A me NON mi piace.
Alla prossima lamentela.
🛒😤

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