Nylon blues: quando anche le calze hanno una personalità

Gennaio, quel mese in cui tutto torna normale: i panettoni scontati, le giornate corte e i collant che improvvisamente decidono di smagliarsi da soli, per solidarietà stagionale.

Ho sempre pensato che le calze avessero un carattere. Ci sono quelle ubbidienti, che ti accompagnano tutto il giorno senza fiatare, e quelle ribelli, che si impigliano in un’unghia e si vendicano con una smagliatura lunga quanto il tuo buonumore. E poi ci sono le calze pigre, quelle che ti guardano dal cassetto come a dire “oggi no, grazie”.

Dopo le feste, mi ritrovo sempre con il classico misto di collant “buoni” e collant “esperti”. I buoni li tengo per gli incontri importanti (leggasi: visite mediche o riunioni online in cui potrei alzarmi a prendere il caffè). Gli esperti, quelli con qualche piccolo segno del tempo, restano per i giorni normali, quelli senza trucco e con la felpa grande. Li metto lo stesso, perché mi danno sicurezza, come un vecchio amico che ti conosce troppo bene per giudicarti.


Forse è per questo che non riesco mai a buttare via le calze vecchie: mi ricordano che anche l’imperfezione può essere comoda. E che la vita, come il nylon, si tira, si adatta, a volte si smaglia — ma resta elastica.

Così, mentre l’inverno continua, scelgo un paio di collant spessi, neri, affidabili, e penso che in fondo non c’è niente di male a sentirsi un po’ stropicciate. È solo un modo diverso di essere ancora in forma.

Filati sottili.
Fine della serie.
🖤🧦

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